21. Meditazione: "Impara ad osservare la mente".

21. Meditazione
Impara ad osservare la mente.
«La mente è difficile da trattenere, instabile, corre dove vuole.» Dhammapada.
«Non devi credere a tutto ciò che appare nella tua mente, prima impara ad osservarla.» Il Libro Ancestrale.
«L'attenzione è la presa di possesso da parte della mente, in forma chiara e vivida, di uno fra diversi oggetti o corsi di pensiero simultaneamente possibili.» William James, The Principles of Psychology.
«La tua vita non è fatta soltanto di ciò che ti accade, ma anche di ciò a cui concedi abbastanza attenzione da permettergli di entrare nella tua esperienza.» Il Libro Ancestrale.
Per gran parte della giornata siamo immersi nei nostri pensieri senza renderci pienamente conto di stare pensando: un ricordo compare e immediatamente lo seguiamo; nasce una preoccupazione e iniziamo a costruire scenari; qualcuno pronuncia una frase e continuiamo a discuterne mentalmente ore dopo; emerge un desiderio e per qualche istante sembra diventare la cosa più importante del mondo.
La mente produce continuamente immagini, interpretazioni, giudizi, anticipazioni, ricordi e associazioni, spesso senza che abbiamo deliberatamente deciso di generarli.
La meditazione può essere intesa, nella sua forma più essenziale, come un allenamento che ci permette di accorgerci di questa attività mentre avviene, invece di identificarci automaticamente con tutto ciò che attraversa la coscienza.
Nel corso della storia molte tradizioni hanno sviluppato pratiche contemplative differenti, attribuendo loro anche significati religiosi, spirituali o metafisici, la Naturosophia ci insegna che non è necessario accettare queste interpretazioni per utilizzare la meditazione.
Nella sua dimensione più concreta possiamo considerarla una pratica di attenzione e osservazione dell'esperienza: ci sediamo, riduciamo temporaneamente gli stimoli esterni, scegliamo eventualmente un riferimento semplice come il respiro e osserviamo ciò che accade.
Dopo pochi secondi, quasi inevitabilmente, la mente si allontana, pensiamo a ciò che dobbiamo fare, ricordiamo qualcosa, immaginiamo una conversazione o iniziamo a giudicare persino la meditazione stessa; il punto non consiste nell'impedire che questo accada, ma nell'accorgercene e riportare l'attenzione a ciò che stavamo osservando, (distrazione, consapevolezza della distrazione e ritorno costituiscono già parte dell'esercizio).
Uno degli equivoci più comuni consiste infatti nel credere che meditare significhi riuscire a non pensare, ma una mente completamente priva di pensieri non rappresenta l'obiettivo necessario della pratica, e tentare di ottenere con la forza uno stato del genere può trasformare la meditazione in una lotta contro il normale funzionamento mentale.
Il pensiero è una capacità preziosa: ci permette di progettare, ricordare, prevedere, risolvere problemi e creare, il problema non è possedere pensieri, ma essere trascinati continuamente da essi senza riconoscere la differenza tra ciò che la mente produce e ciò che la realtà effettivamente dimostra.
Questa distinzione è particolarmente importante perché un pensiero può essere psicologicamente convincente senza essere vero: «Fallirò», «non mi rispetta», «non riuscirò mai», «devo rispondere immediatamente», «tutti mi stanno giudicando» sono eventi mentali prima ancora di essere descrizioni della realtà (alcuni potranno risultare corretti, altri parzialmente corretti e altri completamente sbagliati).
Osservare la mente significa creare lo spazio necessario per sottoporli a verifica prima di trasformarli automaticamente in convinzioni o comportamenti, dunque, non eliminiamo il pensiero: smettiamo semplicemente di concedergli autorità soltanto perché è comparso dentro di noi.
Lo stesso vale per le emozioni, durante la meditazione possiamo accorgerci che ansia, irritazione, tristezza, impazienza o desiderio possiedono una dinamica: emergono, cambiano intensità, producono sensazioni corporee, alimentano determinati pensieri e, prima o poi, si trasformano.
Osservarle non significa reprimerle, né fingere di non provarle; significa imparare a riconoscerle senza trasformare immediatamente ogni emozione in un ordine.
Posso sentire rabbia senza dover aggredire, paura senza dover fuggire, desiderio senza doverlo soddisfare immediatamente.
Fra ciò che appare nella mente e ciò che scegliamo di fare può esistere uno spazio, e allenarsi a riconoscere quello spazio può aumentare la nostra capacità di rispondere con maggiore consapevolezza.
La ricerca scientifica contemporanea ha studiato diverse forme di meditazione, in particolare gli interventi basati sulla mindfulness, trovando benefici possibili in alcuni ambiti del benessere psicologico, dell'attenzione e della gestione dello stress.
Questi risultati devono tuttavia essere interpretati con misura: le pratiche sono differenti, gli effetti medi non sono miracolosi e la qualità degli studi non è uniforme.
La meditazione non è una medicina universale, non sostituisce automaticamente cure mediche o psicologiche quando necessarie, e non rende chi la pratica immune dalla sofferenza, dagli errori o dai conflitti, dunque, presentarla come una tecnica capace di guarire qualsiasi problema significa trasformare una pratica potenzialmente utile in una promessa che le evidenze non giustificano.
Non è necessario neppure trasformarla in una prestazione, cinque o dieci minuti praticati con una certa regolarità possono essere un punto di partenza più realistico di lunghe sessioni affrontate come una prova di disciplina.
Siediti in una posizione sufficientemente comoda, lascia che il corpo respiri naturalmente e porta l'attenzione alle sensazioni del respiro; quando scopri di esserti perso nei pensieri, riconoscilo senza rimproverarti e torna al respiro.
Potrai successivamente osservare anche sensazioni corporee, suoni, emozioni e pensieri stessi, non devi inseguirli, né scacciarli: prova semplicemente a riconoscere che sono presenti e che stanno cambiando.
Accorgerti di un pensiero prima di pronunciare parole delle quali potresti pentirti, riconoscere l'ansia mentre costruisce una previsione catastrofica, notare un impulso prima di trasformarlo in comportamento o comprendere che stai rimuginando da mezz'ora sullo stesso problema significa trasferire l'osservazione dalla pratica alla vita.
Il valore della meditazione non dovrebbe quindi essere misurato dalla capacità di raggiungere stati eccezionali, ma anche dalla maggiore lucidità con cui impariamo a riconoscere ciò che accade dentro di noi durante le situazioni ordinarie.
La mente è uno degli strumenti attraverso i quali interpreti il mondo, ma proprio per questo hai bisogno di imparare a conoscerne il funzionamento, le abitudini e gli inganni.
Non devi combatterla, svuotarla o considerarla un nemico, ma devi imparare a osservarla abbastanza da distinguere un pensiero da un fatto, un'emozione da un comando e un impulso da una decisione.
Meditare non significa smettere di pensare: significa imparare a vedere il pensiero prima che sia il pensiero a guidare te.

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