45. Gelosia: "La paura di perdere non concede il diritto di possedere".

45. Gelosia
La paura di perdere non concede il diritto di possedere.
«Ciò che ami, lascialo libero.» principio tradizionale, espresso in forme diverse in numerose tradizioni filosofiche.
«Amare qualcuno significa desiderare che rimanga; possederlo significa pretendere che non possa scegliere di andarsene. Sono due cose profondamente diverse.» Il Libro Ancestrale.
La gelosia nasce spesso nel punto in cui amore e paura si incontrano, amiamo una persona, attribuiamo valore alla relazione e immaginiamo la possibilità di perderla; da questa possibilità possono emergere inquietudine, sospetto, bisogno di rassicurazione e desiderio di controllo.
In una certa misura è una reazione comprensibile: quando qualcosa è importante per noi, la possibilità della sua perdita produce emozioni più intense.
Provare gelosia non significa quindi essere automaticamente possessivi o incapaci di amare, il problema comincia quando trasformiamo quella paura nel diritto di limitare la libertà dell'altra persona.
Una relazione affettiva contiene inevitabilmente una parte di vulnerabilità, non possiamo costringere qualcuno ad amarci, a desiderarci o a scegliere di rimanere con noi, possiamo costruire fiducia, essere presenti, rispettare gli accordi, coltivare intimità e prenderci cura del rapporto; non possiamo però ottenere una garanzia assoluta sul futuro.
Anche la relazione più solida continua a esistere perché due persone continuano, giorno dopo giorno, a sceglierla, la gelosia cerca talvolta di eliminare questa incertezza attraverso il controllo.
Controllare il telefono, chiedere continuamente dove si trovi l'altro, limitare amicizie, interpretare ogni interazione come una minaccia, pretendere prove costanti d'amore o stabilire unilateralmente come l'altra persona debba vestirsi e comportarsi, possono offrire un'illusione temporanea di sicurezza, ma sorvegliare qualcuno non crea fedeltà, al massimo può rendere più difficile una determinata azione; non può produrre il sentimento che vorremmo garantire.
Esiste una differenza fondamentale tra stabilire confini e imporre possesso, ogni relazione può legittimamente avere accordi, due persone possono scegliere la monogamia, definire quali comportamenti considerano incompatibili con la relazione e decidere liberamente quali impegni assumere.
Se uno di questi accordi viene violato, l'altro possiede pieno diritto di considerarlo un tradimento e decidere se continuare il rapporto.
Il confine dice: «Se accade questo, io deciderò che cosa fare»; il controllo dice: «Tu non puoi fare questo perché appartieni a me».
Anche la fiducia non consiste nel credere ciecamente che l'altro non possa mai tradirci, le persone possono mentire, cambiare, innamorarsi di qualcun altro o violare gli accordi.
Fidarsi significa accettare un rischio ragionevole sulla base delle informazioni disponibili, non dichiarare impossibile ciò che potrebbe accadere.
Se esistono comportamenti concreti che giustificano un dubbio: menzogne ripetute, contraddizioni, precedenti tradimenti, accordi violati, la gelosia non dovrebbe essere liquidata automaticamente come insicurezza, in quel caso esiste una realtà da esaminare.
Il problema nasce quando l'assenza di prove diventa essa stessa una prova: «Se non trovo nulla significa che nasconde bene qualcosa», un ragionamento del genere rende impossibile qualsiasi rassicurazione, perché ogni risposta può essere reinterpretata come parte dell'inganno.
La relazione diventa allora un'indagine permanente nella quale l'altro deve dimostrare continuamente la propria innocenza.
La gelosia può anche raccontare qualcosa di noi, possiamo temere che l'altro incontri qualcuno più bello, interessante, ricco o capace e concludere che verremo inevitabilmente sostituiti.
Dietro la paura del tradimento può quindi esistere una domanda più profonda: «Sono abbastanza?».
Ma una relazione non è una graduatoria nella quale la persona con il punteggio più alto vince il partner, gli esseri umani scelgono attraverso affetto, storia condivisa, compatibilità, desiderio, valori e molte altre dimensioni che non possono essere ridotte a una classifica.
L'autostima può aiutare, se la tua identità dipende completamente dall'essere scelto da qualcuno, la possibilità di perderlo diventa anche la possibilità di perdere te stesso.
Più possiedi invece una vita, relazioni, interessi, capacità e valori che esistono indipendentemente dalla coppia, più puoi amare senza trasformare l'altro nell'unico sostegno della tua esistenza.
Questo non rende indolore un eventuale abbandono, essere lasciati può provocare sofferenza profonda anche nelle persone più autonome; l'obiettivo non è diventare indifferenti, ma comprendere che la paura del dolore futuro non autorizza a imprigionare il presente.
Talvolta la gelosia viene romanticizzata: controllo, scenate e possessività vengono interpretati come dimostrazioni dell'intensità dell'amore: «Se è geloso significa che ci tiene».
Ma l'intensità di un'emozione non misura la qualità di una relazione, una gelosia estrema può derivare proprio da paura, insicurezza, dipendenza o bisogno di controllo.
L'amore può contenere gelosia, ma la gelosia non dimostra automaticamente amore, quando compare, è più utile trattarla come un'informazione.
Che cosa temo concretamente?
Esistono fatti che giustificano questa paura, oppure sto reagendo soprattutto a scenari immaginati?
È stato violato un accordo?
Ho bisogno di una conversazione, di un confine o semplicemente di tollerare una quota inevitabile di incertezza?
Sto cercando di proteggere la relazione, oppure di controllare una persona?
Parlarne può essere necessario, dire «questa situazione mi rende insicuro e vorrei capire meglio» è molto diverso dall'accusare senza prove.
Una relazione sufficientemente sana dovrebbe permettere di discutere anche delle paure senza trasformarle automaticamente in ordini.
L'altra persona può ascoltare, rassicurare e scegliere volontariamente alcuni comportamenti per proteggere il rapporto; rimane però una persona, non una proprietà.
Esiste infine una verità difficile da accettare: nessuna quantità di controllo può garantire che qualcuno rimanga con noi, infatti, se una persona vuole andarsene, possiamo tentare di comprenderne le ragioni, proporre di lavorare sulla relazione e manifestare ciò che proviamo; alla fine, tuttavia, il diritto di scegliere appartiene anche a lei.
È proprio questa libertà a rendere prezioso essere scelti, se qualcuno rimane perché non può andarsene, possiedi una presenza, se rimane pur essendo libero di andarsene, possiedi qualcosa di molto più importante: una scelta.
Ama quindi abbastanza da prenderti cura della relazione, ma non trasformare la paura di perderla nel diritto di possedere chi ne fa parte, perché l'amore può chiedere fedeltà agli accordi, rispetto e responsabilità; non può chiedere a un essere umano di smettere di essere libero.
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