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24. Anticonformismo: "Non essere schiavo né della maggioranza né della minoranza".

Immagine del redattore: Francesco Riggio
Francesco Riggio
4 giorni fa
Tempo di lettura: 5 min


24. Anticonformismo

Non essere schiavo né della maggioranza né della minoranza.

 

«Dove tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa molto.» Walter Lippmann.

 

«Il vero anticonformista non ha bisogno di essere diverso dagli altri: ha bisogno di essere libero di arrivare alla propria conclusione.» Il Libro Ancestrale.

 

L'essere umano è una creatura sociale e, proprio per questo, è profondamente sensibile alle opinioni degli altri.


Per gran parte della nostra storia appartenere a un gruppo ha significato protezione, cooperazione, accesso alle risorse e possibilità di sopravvivere; non sorprende quindi che ancora oggi tendiamo ad adattare comportamenti, linguaggio, abitudini e perfino convinzioni alle comunità delle quali desideriamo sentirci parte.


Questa tendenza non è necessariamente negativa: osservare gli altri permette di apprendere rapidamente, beneficiare dell'esperienza collettiva e orientarsi in situazioni che non conosciamo.


Il problema nasce quando l'appartenenza sostituisce il giudizio e cominciamo a considerare vera un'idea principalmente perché è condivisa dalle persone alle quali vogliamo assomigliare.


La maggioranza può avere ragione e può avere torto, il numero delle persone che sostengono un'affermazione non ne determina la verità, ma questo non significa che ogni consenso debba essere ignorato.


Esiste una differenza enorme fra milioni di persone che ripetono una credenza per tradizione e numerosi specialisti indipendenti che raggiungono conclusioni simili attraverso osservazioni, prove e metodi verificabili.


Pensare autonomamente non significa quindi respingere il consenso, ma comprenderne le ragioni.


Una persona realmente indipendente può concordare con la maggioranza quando considera solide le prove che la sostengono e dissentire quando non le considera sufficienti, è proprio qui che nasce uno dei falsi anticonformismi più comuni.


Dopo aver compreso che la maggioranza non possiede necessariamente la verità, alcune persone commettono l'errore opposto: cominciano a considerare automaticamente più intelligente, coraggiosa o autentica qualsiasi posizione minoritaria.


Se una spiegazione è ufficiale, diventa sospetta; se un'idea è diffusa, viene rifiutata; se la maggioranza sostiene qualcosa, l'anticonformista reattivo sente il bisogno di sostenere il contrario, ma chi sceglie sistematicamente l'opposto di ciò che pensa la maggioranza continua a dipendere dalla maggioranza per sapere che cosa pensare, non ha eliminato il conformismo: ne ha semplicemente invertito la direzione.


Esiste infatti un conformismo degli anticonformisti, un gruppo può nascere per contestare dogmi, convenzioni e autorità e sviluppare progressivamente i propri dogmi, le proprie convenzioni e le proprie autorità.


Può avere parole che tutti devono utilizzare, idee che non possono essere messe in discussione, figure alle quali viene attribuito un prestigio eccessivo e convinzioni che distinguono chi «ha capito» da chi viene considerato ancora parte del gregge.


A quel punto una persona può sentirsi ribelle rispetto alla società e contemporaneamente essere perfettamente conformista all'interno della propria comunità alternativa, ha solo cambiato gruppo, ma non necessariamente metodo di pensiero.


Il vero anticonformista deve quindi essere capace di diventarlo anche tra gli anticonformisti.


Se una comunità nata per promuovere il pensiero libero pretende che tutti arrivino alle stesse conclusioni, ha tradito il principio dal quale era partita, essere liberi di mettere in discussione soltanto le idee degli altri non è libertà intellettuale; la prova più difficile arriva quando dobbiamo mettere in discussione le convinzioni condivise dal gruppo al quale apparteniamo, soprattutto quando da quel gruppo riceviamo identità, approvazione e appartenenza.


È facile dubitare dei dogmi di una comunità che non amiamo; molto più difficile è riconoscere quelli che possono nascere all'interno della nostra.


Questo principio è particolarmente importante nella Naturosophia, se essa vuole insegnare autonomia di pensiero, non dovrebbe chiedere ai propri allievi di sostituire un'autorità con un'altra, né un sistema di convinzioni con un nuovo sistema da accettare senza verifica.


Anche ciò che viene insegnato nella Naturosophia deve poter essere interrogato, discusso e, quando le ragioni o le evidenze lo richiedono, corretto.


Un maestro che insegna a pensare non dovrebbe desiderare discepoli che ripetano le sue conclusioni, ma persone capaci di comprendere il metodo attraverso il quale valutarle autonomamente.


L'obiettivo non è creare una comunità di persone che pensano tutte diversamente dal resto del mondo nello stesso identico modo, perché anche questa sarebbe soltanto un'altra forma di conformismo, l'anticonformismo autentico non consiste dunque nell'essere contrari, ma nell'essere indipendenti.


A volte penserai come la maggioranza, altre volte come una minoranza e altre ancora potresti non riconoscerti pienamente in nessuna delle due.


Puoi accettare una tradizione perché ne comprendi il valore senza diventare tradizionalista, oppure rifiutarla perché non la ritieni più utile senza diventare automaticamente rivoluzionario.


Puoi utilizzare la medicina moderna senza considerarla infallibile, studiare pratiche tradizionali senza considerarle vere soltanto perché antiche, riconoscere il valore della scienza senza trasformare ogni scienziato in un'autorità assoluta e interessarti a un'idea alternativa senza considerarla migliore soltanto perché alternativa.


L'indipendenza consiste precisamente nella possibilità di attraversare queste categorie senza dover appartenere intellettualmente a nessuna di esse.


Lo stesso vale per le scelte personali, non sei obbligato a desiderare il lavoro, la famiglia, la casa, le relazioni, le abitudini o lo stile di vita che la società considera normali; ma non sei neppure obbligato a rifiutarli per dimostrare di essere libero.


Vivere in maniera convenzionale può essere una scelta perfettamente autonoma se corrisponde realmente ai propri valori, così come una vita insolita può essere profondamente conformista quando viene adottata soltanto per ottenere l'approvazione di una comunità alternativa.


L'apparenza esteriore della ribellione non ci dice necessariamente nulla sulla libertà interiore di chi la manifesta.


Esiste inoltre una seduzione particolare nell'appartenere a una minoranza che si considera più consapevole degli altri, pensare «noi abbiamo capito, gli altri dormono» può offrire identità, appartenenza e una gratificante sensazione di superiorità, ma sentirsi fuori dal gregge non dimostra di aver ragione.


Anche una minoranza può sbagliare, manipolare, costruire miti, difendere interessi e selezionare soltanto le informazioni che confermano le proprie convinzioni, per questo il pensiero critico trattato nel capitolo precedente deve essere applicato con la stessa severità alle idee dominanti e a quelle alternative, comprese le nostre.


Non riusciremo mai a liberarci completamente dall'influenza sociale, ma possiamo diventare più consapevoli del modo in cui agisce su di noi.


Essere anticonformisti richiede infine il coraggio di sopportare, quando necessario, una certa solitudine intellettuale, pensare autonomamente significa accettare la possibilità di non ricevere l'approvazione né della maggioranza, né della minoranza, ma autonomia non significa ostinazione: se nessuna prova, argomentazione o esperienza può mai modificare la nostra posizione, non siamo diventati liberi, siamo semplicemente diventati prigionieri di noi stessi.


La libertà intellettuale comprende anche la libertà di riconoscere di avere sbagliato, il vero anticonformista, quindi, non domanda continuamente come distinguersi dagli altri, ma quali siano le ragioni migliori; osserva la realtà, ascolta posizioni differenti e conserva il diritto di arrivare alla propria conclusione, non segue la folla perché è numerosa e non la abbandona soltanto per poter dire di camminare da solo.


Non cambiare gregge credendo di essere diventato libero, impara a camminare con gli altri quando condividi la loro direzione e ad allontanarti quando la Ragione ti indica una strada diversa.



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