42. Vocazione: "Fa ciò che ami e non lavorerai nemmeno un giorno della tua vita".

42. Vocazione
Fa ciò che ami e non lavorerai nemmeno un giorno della tua vita.
«La vocazione non è necessariamente una voce che ti chiama: spesso è un punto d'incontro che costruisci tra ciò che sai fare, ciò che desideri fare, ciò che può essere utile e ciò che rende significativa la tua vita.» Il Libro Ancestrale.
L'idea della vocazione viene spesso raccontata come se ogni essere umano nascesse con una missione precisa, nascosta dentro di sé, che dovrebbe riuscire a scoprire, e secondo questa rappresentazione esisterebbe un lavoro, un'arte, una professione o una causa alla quale siamo destinati.
È un'immagine affascinante, ma non possediamo prove che l'Universo assegni a ciascuno un compito individuale da realizzare, possiamo invece osservare qualcosa di molto più concreto: sviluppiamo capacità differenti, proviamo interessi differenti, incontriamo bisogni reali e possiamo trovare significato in alcune delle attività alle quali dedichiamo la nostra vita.
La vocazione può allora essere compresa non come un destino da scoprire, ma come una relazione da costruire fra quattro elementi: ciò che possiamo imparare a fare bene, ciò che ci interessa, ciò che può essere utile e ciò che consideriamo degno del nostro tempo.
Il primo elemento riguarda le capacità, non dobbiamo chiederci soltanto «in che cosa sono bravo?», perché una vocazione può nascere anche da qualcosa che ancora non sappiamo fare; predisposizione, educazione, esperienza e pratica partecipano tutte alla costruzione delle competenze.
Una domanda più utile potrebbe essere: «in che cosa possiedo capacità o un ragionevole potenziale di crescita?».
Il secondo elemento è l'interesse, essere capaci di fare qualcosa non significa necessariamente desiderare di dedicarvi una parte importante della propria vita, le capacità indicano possibilità, non obblighi, ma anche il consiglio «segui la tua passione» è incompleto: la passione non garantisce competenza, opportunità o sostenibilità e non deve essere necessariamente presente fin dall'inizio, talvolta l'interesse cresce proprio mentre diventiamo più competenti e cominciamo a vedere i risultati del nostro lavoro.
Inoltre, amare ciò che facciamo non significa amare ogni sua parte: qualsiasi attività seria contiene anche ripetizione, difficoltà, responsabilità e momenti poco piacevoli.
Il terzo elemento è l'utilità, se vogliamo trasformare un interesse in una professione dobbiamo chiederci quale problema risolva, quale bisogno soddisfi o quale valore produca per gli altri.
L'utilità non è soltanto economica: educare, creare, assistere, conoscere, proteggere o prendersi cura di qualcuno possono produrre valore in forme differenti, quando però parliamo di lavoro, la sostenibilità economica non può essere completamente ignorata; la realtà economica non è un'offesa alla vocazione: è una delle condizioni nelle quali essa deve imparare ad esistere.
Il quarto elemento è il significato, possiamo essere competenti, interessati e ben remunerati e continuare a percepire ciò che facciamo come estraneo alla vita che desideriamo.
Il significato nasce dal rapporto fra un'attività e ciò che consideriamo importante: aiutare, creare, conoscere, costruire, educare, proteggere, risolvere problemi, oppure semplicemente permettere a noi stessi e alle persone che amiamo di vivere bene; non esiste quindi un lavoro universalmente significativo.
Capacità, interesse, utilità e significato raramente coincidono perfettamente, la vocazione nasce spesso dal tentativo di avvicinarli, possiamo sviluppare una capacità che ancora non possediamo, utilizzare una competenza in un contesto differente, modificare un interesse affinché incontri un bisogno reale, oppure conservare una passione come parte importante della nostra vita senza trasformarla necessariamente in una professione.
Questo punto è fondamentale: non tutti devono guadagnare attraverso ciò che amano maggiormente, un lavoro può essere semplicemente dignitoso, sostenibile e compatibile con la vita che desideriamo, mentre il significato può trovarsi nella famiglia, nelle relazioni, nell'arte, nella Natura, nella conoscenza o in altre attività.
Pretendere che ogni professione debba rappresentare la nostra missione esistenziale può generare un'insoddisfazione inutile.
La vocazione, inoltre, può cambiare, ciò che ci interessa a vent'anni potrebbe non interessarci più a cinquanta; le nostre capacità crescono, le circostanze cambiano e nuove possibilità possono comparire, possiamo quindi avere più vocazioni durante la stessa vita senza che questo rappresenti un fallimento o un'incoerenza.
Per trovare una direzione non serve aspettare un'illuminazione, è spesso più utile sperimentare: studiare qualcosa, iniziare un piccolo progetto, osservare chi già svolge quell'attività e confrontare ciò che immaginavamo con la realtà quotidiana.
Possiamo anche prestare attenzione a ciò che ritorna spontaneamente nella nostra vita: gli argomenti che continuiamo ad approfondire, le attività nelle quali perdiamo la percezione del tempo, le capacità per le quali gli altri cercano il nostro aiuto e ciò che saremmo disposti a imparare per anni.
Questi segnali non rivelano una missione predestinata, ma possono indicare una direzione.
Dobbiamo però osservare anche il prezzo della strada scelta, non chiederti soltanto quale risultato desideri, ma quali difficoltà sei disposto ad attraversare per raggiungerlo.
Molte persone desiderano l'immagine di una professione, il prestigio, il denaro o il riconoscimento che può accompagnarla, ma non desiderano il lavoro necessario per sostenerla.
Una domanda può allora diventare particolarmente utile: continuerei a voler fare questa cosa se nessuno ne fosse impressionato?
La vocazione non deve renderti speciale e non deve necessariamente rivelarti perché sei nato, deve rendere sufficientemente sensato ciò a cui scegli di dedicare una parte importante della tua esistenza.
Guarda ciò che sai fare, ciò che puoi imparare, ciò che continua a interessarti, ciò che può essere utile agli altri e ciò che consideri degno del tuo tempo, poi sperimenta, correggi e costruisci.
Forse la vocazione non è qualcosa che ti aspetta già scritto da qualche parte, è il punto nel quale ciò che puoi diventare incontra qualcosa che vale la pena fare.

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