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44. Invidia: "Trasformala in informazione su ciò che desideri".

Immagine del redattore: Francesco Riggio
Francesco Riggio
5 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

44. Invidia

Trasformala in informazione su ciò che desideri.

 

«L'invidia è l'ulcera dell'anima.» Socrate.

 

«Quando invidi qualcuno, prima di giudicare l'emozione chiedile che cosa sta indicando: talvolta mostra un desiderio che non avevi ancora avuto il coraggio di riconoscere.» Il Libro Ancestrale.

 

L'invidia è un'emozione scomoda da ammettere, è più facile riconoscere paura, tristezza o rabbia che confessare di provare disagio davanti al successo, alla bellezza, alla ricchezza, alla libertà o alla felicità di un'altra persona.


L'invidia sembra infatti raccontare qualcosa di poco nobile su di noi e per questo viene spesso nascosta, perfino a noi stessi, eppure, provare un'emozione non equivale a scegliere un comportamento, possiamo sentire invidia senza danneggiare nessuno e, soprattutto, possiamo imparare a comprendere ciò che quell'emozione sta segnalando.


L'invidia nasce dal confronto, vediamo qualcuno possedere qualcosa che desideriamo e avvertiamo dolorosamente la distanza tra la sua condizione e la nostra.


Non invidiamo tutto ciò che gli altri possiedono: possiamo incontrare una persona straordinariamente competente in un'attività che non ci interessa e non provare nulla, l'emozione tende a comparire quando il confronto tocca qualcosa che attribuiamo a noi stessi, ai nostri desideri o alla vita che avremmo voluto costruire; proprio per questo l'invidia può contenere informazioni.


Se provi disagio davanti al successo professionale di qualcuno, forse desideri maggiore realizzazione; se invidi chi viaggia continuamente, potresti desiderare libertà, novità o tempo; se osservare una relazione felice ti provoca amarezza, forse senti la mancanza di intimità o compagnia; se ti infastidisce il riconoscimento ricevuto da una persona, potresti desiderare che il tuo lavoro venga maggiormente apprezzato.


L'emozione non ti dice automaticamente che cosa devi fare, ma può indicarti dove guardare.


Il passaggio utile consiste nel trasformare «perché lui sì e io no?» in «che cosa desidero esattamente di ciò che vedo?».


La prima domanda alimenta il confronto; la seconda produce conoscenza di sé.


Occorre però essere precisi, perché spesso invidiamo un'immagine incompleta, vediamo il risultato e non il costo che lo ha prodotto, possiamo desiderare il corpo di un atleta senza desiderare gli anni di allenamento, la carriera di un imprenditore senza volerne l'incertezza, la notorietà di una persona senza accettarne l'esposizione, la libertà apparente di qualcuno senza conoscere le rinunce che l'hanno resa possibile.


Prima di trasformare l'invidia in un obiettivo, è quindi utile chiedersi se desideriamo davvero quella vita, oppure soltanto la parte visibile che ci attrae.


I social network rendono questo errore particolarmente facile, siamo esposti a una quantità enorme di persone accuratamente selezionate proprio perché possiedono caratteristiche capaci di attirare attenzione, inoltre, vediamo spesso una versione filtrata della loro esistenza: risultati, viaggi, corpi, case, relazioni e momenti felici, mentre rimangono invisibili gran parte delle difficoltà quotidiane.


Confrontare la totalità della nostra vita con una selezione dei momenti migliori di quella altrui produce inevitabilmente una percezione distorta.


L'invidia può prendere anche una direzione distruttiva, se non riusciamo a tollerare che qualcuno possieda ciò che desideriamo, possiamo tentare di ridurne simbolicamente il valore: «ha avuto soltanto fortuna», «non è poi così bravo», «sicuramente è infelice», «chissà cosa ha fatto per arrivare lì».


A volte queste osservazioni possono essere vere, ma quando compaiono sistematicamente davanti al successo altrui dovremmo domandarci se stiamo analizzando la realtà, oppure proteggendo la nostra autostima.


Svalutare chi ha ottenuto qualcosa non ci avvicina a ciò che desideriamo, può soltanto rendere temporaneamente meno dolorosa la distanza.


Una risposta più utile consiste nell'utilizzare il confronto come fonte di apprendimento, se qualcuno possiede realmente una capacità che desideri sviluppare, studia ciò che ha fatto.


Quali competenze possiede?


Quanto tempo ha investito?


Quali strategie puoi adattare alle tue condizioni?


Quale parte del risultato dipende da elementi che puoi influenzare e quale da circostanze che non controlli?


In questo modo l'invidia può essere trasformata da risentimento in curiosità.


Questo richiede anche di riconoscere il ruolo della fortuna, non tutti partiamo dalle stesse condizioni e non ogni successo è proporzionale allo sforzo.


Opportunità, salute, famiglia, luogo di nascita, incontri e casualità possono influenzare profondamente una traiettoria, accettarlo impedisce di trasformare il mondo in una favola nella quale chiunque possieda qualcosa lo ha necessariamente meritato più degli altri.


Ma la presenza della fortuna non rende inutile l'azione: significa soltanto che dobbiamo distinguere ciò che possiamo imitare da ciò che non possiamo riprodurre.


Esiste inoltre una differenza importante tra desiderare ciò che un'altra persona possiede e desiderare che quella persona lo perda, nel primo caso l'invidia può ancora essere convertita in aspirazione: «vorrei riuscirci anch'io», nel secondo diventa risentimento: «se io non posso averlo, preferirei che non lo avesse nemmeno lui».


Questa trasformazione non migliora la nostra condizione e aggiunge soltanto ostilità alla frustrazione.


Puoi allenarti invece a riconoscere il successo altrui senza interpretarlo automaticamente come una diminuzione del tuo.


In molti ambiti la vita non è una competizione a somma zero: il fatto che qualcuno scriva un buon libro non impedisce a te di scriverne uno; che una persona sviluppi una grande competenza non sottrae la possibilità di sviluppare la tua; che qualcuno trovi una relazione soddisfacente non riduce matematicamente la quantità di amore disponibile nel mondo.


A volte, naturalmente, dopo aver ascoltato l'invidia scoprirai qualcosa di diverso: ciò che pensavi di desiderare non ti interessa realmente, forse desideravi soltanto il prestigio associato a quella condizione, l'approvazione che sembrava produrre, o la sensazione di non essere rimasto indietro.


Anche questa è un'informazione preziosa, perché ti permette di smettere di inseguire obiettivi che appartengono più al confronto sociale che ai tuoi valori.


Non devi quindi vergognarti automaticamente quando compare l'invidia, né trasformarla in una giustificazione per ostilità, pettegolezzo o svalutazione, piuttosto, osservala come osserveresti un segnale, chiediti che cosa l'ha attivata, quale desiderio sta mostrando, e se quel desiderio meriti davvero di diventare parte della tua direzione; poi torna alla tua vita.


È vero, il risultato degli altri può ricordarti ciò che ti manca, ma può anche rivelarti ciò che desideri, mostrarti ciò che è possibile, e indicarti qualcosa che puoi iniziare a costruire.


L'invidia diventa meno sterile quando smetti di chiederti perché l'altro possieda ciò che tu non hai e cominci a domandarti che cosa puoi imparare da ciò che il suo successo ha risvegliato dentro di te.




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