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25. Scienza: "Conoscere la realtà significa anche essere disposti a correggere ciò che crediamo di sapere".

Immagine del redattore: Francesco Riggio
Francesco Riggio
4 giorni fa
Tempo di lettura: 5 min


25. Scienza

Conoscere la realtà significa anche essere disposti

a correggere ciò che crediamo di sapere.

 

«La scienza è un modo di pensare molto più che un insieme di conoscenze.» Carl Sagan.

 

«La forza della scienza non consiste nel promettere di non sbagliare, ma nel costruire metodi attraverso i quali gli errori possano essere scoperti.» Il Libro Ancestrale.

 

La scienza viene spesso immaginata come un grande insieme di conoscenze: formule, teorie, esperimenti, classificazioni, scoperte e tecnologie; tutto questo appartiene certamente alla scienza, ma ne rappresenta soprattutto il risultato.


Alla sua base esiste qualcosa di ancora più importante: un metodo collettivo attraverso il quale gli esseri umani cercano di comprendere gli aspetti verificabili della realtà riducendo, per quanto possibile, l'influenza dei propri errori, desideri, pregiudizi e convinzioni.


La scienza non nasce perché l'essere umano possiede una capacità infallibile di conoscere il mondo; nasce precisamente proprio perché non la possiede.


I nostri sensi sono straordinari, ma limitati, non vediamo la radiazione ultravioletta, non percepiamo direttamente microorganismi e molecole, non possiamo osservare a occhio nudo la struttura delle cellule, né misurare con precisione moltissimi fenomeni naturali.


Anche quando qualcosa è accessibile ai sensi possiamo interpretarlo male, la memoria ricostruisce, l'attenzione seleziona, le aspettative influenzano la percezione e la mente cerca continuamente schemi e spiegazioni.


Per superare almeno in parte questi limiti abbiamo costruito strumenti capaci di vedere dove gli occhi non arrivano, misurare ciò che le impressioni non possono quantificare e confrontare ciò che la memoria individuale potrebbe ricordare in maniera selettiva.


Ma possedere strumenti non basta, anche un dato perfettamente misurato può essere interpretato male, per questo la scienza cerca di formulare domande in modo tale che la realtà possa, almeno in linea di principio, contraddire le nostre ipotesi.


Se sostengo che un trattamento produce un determinato effetto, devo cercare condizioni nelle quali quell'effetto possa essere confrontato con ciò che accade senza il trattamento; se propongo una spiegazione di un fenomeno, devo domandarmi quali osservazioni sarebbero compatibili con essa e quali invece la metterebbero in difficoltà.


Il metodo scientifico non è tuttavia una procedura unica e rigida applicata nello stesso modo a ogni disciplina, un astronomo non può manipolare una galassia come un biologo può intervenire su una coltura cellulare; un geologo ricostruisce processi avvenuti in tempi enormemente lunghi; un epidemiologo studia popolazioni nelle quali molte variabili interagiscono; uno psicologo deve confrontarsi con comportamenti umani complessi.


Osservazione, esperimento, misurazione, modellizzazione, confronto statistico e ricostruzione storica assumono quindi forme differenti, ma ciò che accomuna queste attività è il tentativo di sottoporre le spiegazioni al controllo dell'evidenza e alla possibilità di essere corrette.


Anche la ripetibilità e la verifica indipendente possiedono un ruolo fondamentale, se un fenomeno viene osservato soltanto da una persona e scompare ogni volta che altri cercano di verificarlo in condizioni adeguate, abbiamo ragioni per diminuire la nostra fiducia nella conclusione originaria.


Quando invece gruppi differenti, utilizzando metodi adeguati, ottengono risultati compatibili, la fiducia può aumentare, non perché molte persone non possano condividere lo stesso errore, ma perché controlli indipendenti rendono progressivamente più difficile spiegare tutto attraverso una singola svista, un interesse personale o una coincidenza.


La scienza è quindi anche un'impresa collettiva, un ricercatore può innamorarsi della propria teoria, commettere errori, selezionare involontariamente ciò che conferma le proprie aspettative o essere influenzato da interessi economici e professionali.


La formazione scientifica non cancella la natura umana; revisione critica, pubblicazione dei metodi, confronto tra ricercatori, replicazione e accumulo delle evidenze esistono anche per questo: non perché gli scienziati siano immuni dai bias, ma proprio perché non lo sono.


Da questa struttura deriva una caratteristica che talvolta viene erroneamente interpretata come debolezza: “la scienza cambia”, (una raccomandazione può essere modificata, una teoria precisata, un risultato ridimensionato o un'ipotesi abbandonata).


Se immaginiamo la scienza come un'autorità che dovrebbe pronunciare verità definitive, ogni correzione sembrerà una contraddizione, se invece la comprendiamo come un processo di avvicinamento progressivo alla realtà, la capacità di correggersi diventa una delle sue qualità più importanti.


Cambiare conclusione quando cambiano le prove non significa necessariamente che il metodo abbia fallito; può significare che sta funzionando.


Questo non implica che tutto ciò che la scienza afferma sia continuamente incerto allo stesso modo, alcune questioni sono ancora aperte e controverse, altre possiedono evidenze molto più solide.


La scienza possiede inoltre dei confini, può studiare fenomeni che producono conseguenze osservabili e formulare domande alle quali l'evidenza può contribuire a rispondere; non è invece lo strumento appropriato per decidere da sola ogni questione umana.


Può studiare gli effetti della guerra, ma non stabilire autonomamente quale ideale di giustizia dovremmo scegliere; può descrivere i processi biologici associati alla vita e alla morte, ma non decidere quale significato personale attribuire alla nostra mortalità; può analizzare gli effetti di determinati comportamenti sul benessere, ma non trasformare automaticamente quei dati in un'intera filosofia dell'esistenza.


Per passare dalla descrizione di ciò che è alla decisione su ciò che dovrebbe essere entrano in gioco anche: valori, etica, filosofia e scelte umane.


Questo limite diventa ancora più importante davanti alle affermazioni che, per loro natura, non producono conseguenze verificabili, infatti, la scienza non dovrebbe dichiarare falso semplicemente tutto ciò che non può studiare, così come non dovrebbe confermare ciò per cui non possiede strumenti di verifica.


Quando una domanda oltrepassa ciò che l'evidenza disponibile permette di stabilire, la risposta più rigorosa può essere: la scienza, al momento, non può dirlo, questo non dimostra né la verità né la falsità di ogni possibile interpretazione filosofica o metafisica; delimita semplicemente il campo nel quale il metodo può pronunciarsi con competenza.


Anche chi critica una conclusione scientifica può avere ragione, la scienza non richiede obbedienza e la storia contiene dissensi che hanno contribuito a importanti cambiamenti, ma una critica scientificamente utile deve fare qualcosa di più che dichiararsi alternativa: deve confrontarsi con le prove, spiegare i dati almeno altrettanto bene e, possibilmente, produrre previsioni o risultati verificabili.


Essere contrari al consenso non costituisce di per sé una prova di indipendenza intellettuale, così come appartenere al consenso non garantisce automaticamente di avere ragione.


La posizione più equilibrata consiste quindi nell'evitare due estremi, il primo è lo scientismo, cioè trasformare la scienza in una filosofia totale capace di rispondere da sola a qualsiasi domanda sul significato, sui valori e sull'esistenza; il secondo è il rifiuto della scienza quando le sue conclusioni non coincidono con ciò che desideriamo credere.


Possiamo riconoscerne i limiti senza ignorarne la straordinaria capacità di produrre conoscenze verificabili.


Molte delle comodità e delle possibilità che oggi consideriamo normali testimoniano indirettamente questa capacità: antibiotici, anestesia, elettricità, telecomunicazioni, satelliti, previsioni meteorologiche, diagnostica medica, sistemi di navigazione e innumerevoli altre tecnologie funzionano non perché abbiamo creduto abbastanza intensamente nelle teorie che le hanno rese possibili, ma perché quelle teorie sono state costrette a confrontarsi continuamente con il comportamento della realtà.


Non venerare quindi la scienza e non temerla, comprendila per ciò che può essere: uno dei migliori strumenti che abbiamo costruito per porre domande al mondo verificabile permettendo, per quanto possibile, che sia il mondo a correggere le nostre risposte.


La scienza non ci rende infallibili, ci insegna qualcosa di più utile: come organizzare la ricerca affinché i nostri errori abbiano maggiori possibilità di essere scoperti.



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