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28. Le religioni: "Comprendi perché sono nate, ciò che hanno dato all'umanità e ciò che gli uomini ne hanno fatto".

Immagine del redattore: Francesco Riggio
Francesco Riggio
4 giorni fa
Tempo di lettura: 5 min


28. Le religioni

Comprendi perché sono nate, ciò che hanno dato

all'umanità e ciò che gli uomini ne hanno fatto.

 

«La religione è una risposta umana a domande che hanno accompagnato l'uomo molto prima che possedesse gli strumenti per indagare scientificamente il mondo.» Il Libro Ancestrale.

 

«Comprendere una religione non significa necessariamente credervi né combatterla: significa riconoscerne le origini, le funzioni e le conseguenze.» Il Libro Ancestrale.

 

Le religioni accompagnano la storia umana da tempi antichissimi, prima che esistessero la scienza moderna, la medicina contemporanea o una conoscenza approfondita dei fenomeni naturali, gli esseri umani si trovavano già davanti alle stesse grandi esperienze che ancora oggi ci interrogano: nascita, morte, malattia, sogni, catastrofi, cielo, stagioni, sessualità, dolore, fortuna e perdita.


Una mente capace di cercare cause e significati non poteva limitarsi a osservare questi fenomeni senza tentare di interpretarli, il pensiero simbolico affrontato nel capitolo precedente fornì uno degli strumenti attraverso i quali l'umanità costruì: racconti, spiriti, divinità, miti e cosmologie capaci di inserire l'esistenza all'interno di un ordine comprensibile.


Non possiamo ricondurre la nascita delle religioni a un'unica causa: paura della morte, ricerca di significato, bisogno di appartenenza, spiegazione dell'ignoto, esperienza del sacro, coesione sociale e trasmissione di norme hanno contribuito, in forme differenti, alla loro storia.


Ridurre tutte le religioni a semplice ignoranza sarebbe quindi superficiale, infatti, per millenni esse hanno svolto funzioni che andavano molto oltre la spiegazione dei fenomeni naturali, hanno creato comunità, accompagnato nascita e morte attraverso rituali, trasmesso norme morali, conservato racconti e tradizioni, prodotto arte, musica, architettura e letteratura, offerto consolazione davanti alla sofferenza e fornito a moltissime persone un linguaggio attraverso il quale interpretare la propria esistenza.


Prima dell'esistenza degli Stati e delle istituzioni moderne, una religione poteva contribuire a stabilire obblighi, proibizioni e forme di cooperazione fra individui appartenenti alla stessa comunità.


Molti principi morali presenti nelle tradizioni religiose (prendersi cura degli altri, limitare la violenza, esercitare generosità, controllare alcuni impulsi, rispettare determinati doveri), hanno partecipato, insieme a molte altre forze culturali, alla costruzione delle società umane.


Ma una struttura capace di unire molte persone può anche diventare uno strumento capace di controllarle, infatti, quando una credenza viene considerata proveniente da un'autorità divina e sottratta alla possibilità di essere discussa, chi controlla l'interpretazione di quella credenza può acquisire un enorme potere.


Nel corso della storia istituzioni e autorità religiose sono state utilizzate, in contesti differenti, per legittimare governanti, guerre, persecuzioni, discriminazioni, gerarchie sociali e limitazioni della libertà individuale.


Paura della punizione, promessa della salvezza, senso di colpa, appartenenza al gruppo e distinzione fra fedeli e infedeli possono diventare strumenti potentissimi di disciplina collettiva.


Questo non significa che ogni religione sia nata come progetto di manipolazione, né che ogni credente venga manipolato, significa riconoscere un principio più generale: qualsiasi sistema capace di organizzare profondamente le convinzioni di una popolazione può essere utilizzato anche come strumento di potere.


Dobbiamo inoltre distinguere la religione dalle persone religiose, un individuo può trovare nella propria fede conforto, disciplina, comunità e motivazioni per compiere il bene senza per questo diventare fanatico o irrazionale in ogni altro ambito della propria vita.


Allo stesso modo, l'assenza di religione non rende automaticamente una persona razionale, morale o libera, gli esseri umani possono trasformare anche ideologie politiche, leader, movimenti culturali e perfino convinzioni apparentemente anticonformiste in sistemi dogmatici.


Il problema fondamentale non è soltanto quale religione professiamo, ma che cosa accade quando una convinzione diventa immune dal dubbio, dalla critica e dalla possibilità di essere corretta.


Una visione razionale deve anche distinguere il significato dalla conoscenza, un mito religioso può contenere una riflessione profonda sull'esistenza senza essere necessariamente una cronaca degli avvenimenti; una preghiera può modificare lo stato interiore di chi la pratica senza dimostrare automaticamente un intervento soprannaturale; un rituale può rafforzare appartenenza, memoria e impegno senza possedere poteri magici; un'esperienza mistica può essere autenticamente vissuta senza che la sua interpretazione costituisca da sola una dimostrazione della veridicità della propria fede.


Come abbiamo visto parlando del pensiero simbolico, possiamo riconoscere il valore di un significato senza trasformarlo automaticamente in un fatto.


Il luogo e la famiglia nei quali nasciamo influenzano enormemente quale religione ci apparirà inizialmente naturale o vera, la Naturosophia sceglie quindi di non appartenere a nessuna religione, antica o moderna.


Il Naturosopho può studiarle, comprenderne la storia, utilizzare criticamente alcuni insegnamenti filosofici e riconoscere il valore culturale o simbolico delle loro tradizioni, ma non ha bisogno di aderire a un sistema religioso per costruire la propria ricerca del Bene-Essere.


Non sostituisce una religione con un'altra e, soprattutto, non dovrebbe trasformare la Naturosophia stessa in una religione.


Non esistono testi che debbano essere considerati infallibili, maestri che debbano essere creduti perché tali o affermazioni che possano essere sottratte per principio alla critica.


Anche questo Libro deve poter essere interrogato e corretto quando la realtà e conoscenze migliori lo richiedono.


Questo non impone al Naturosopho di affermare dogmaticamente che non possa esistere alcuna realtà oltre ciò che oggi conosciamo, significa assumere una posizione più semplice: distinguere ciò che sappiamo da ciò che crediamo, ciò che possiamo verificare da ciò che rimane ipotesi, il significato personale dalla descrizione oggettiva del mondo.


Le religioni appartengono alla storia dell'umanità e comprenderle significa comprendere una parte importante di noi stessi.


Possiamo riconoscere ciò che hanno costruito senza ignorare ciò che è stato distrutto in loro nome, rispettare chi crede senza essere obbligati a condividere la sua fede, e studiare le antiche tradizioni senza consegnare loro il compito di decidere ciò che è vero.


Il Naturosopho non deve sostituire una fede antica con una nuova: deve imparare a cercare significato senza rinunciare alla libertà di pensare.


È importante distinguere religione e spiritualità, le due dimensioni possono incontrarsi, ma non sono sinonimi: una religione è generalmente un sistema organizzato di credenze, pratiche, rituali e tradizioni condivise, spesso fondato su concezioni del sacro, divinità o rivelazioni; la spiritualità può invece essere intesa più ampiamente come ricerca di significato, profondità, valori e connessione con la vita, con gli altri e con la Natura.


Per vivere questa dimensione non è necessario credere in un dio, aderire a una religione o accettare fenomeni soprannaturali, come insegna la Naturosophia può esistere, quindi, una “spiritualità laica”.


Contemplare la Natura, provare meraviglia davanti all'Universo, riflettere sulla propria mortalità, coltivare gratitudine, responsabilità e rispetto per la vita possono assumere una dimensione spirituale senza richiedere affermazioni metafisiche.


Sapere di essere parte della storia della Natura e di dipendere da una vastissima rete biologica ed ecologica può già generare un profondo sentimento di appartenenza.


È in questo senso che la Naturosophia propone una filosofia, un'etica e una spiritualità laiche: la Natura costituisce il riferimento, la Ragione la guida e il Bene-Essere l'orientamento.


Questa spiritualità non richiede verità rivelate né entità soprannaturali, ma nasce dalla consapevolezza di essere parte della Natura, dalla meraviglia di esistere e dalla ricerca di una vita vissuta con maggiore consapevolezza.


Spiritualità e conoscenza scientifica devono però rimanere distinte, sentirsi profondamente connessi alla Natura è un'esperienza; affermare l'esistenza di energie invisibili capaci di produrre effetti fisici è invece un'affermazione sulla realtà e richiede prove.


Il Naturosopho, quindi, non deve sostituire una fede antica con una nuova, può comprendere le religioni, rispettare chi crede e raccogliere la saggezza contenuta nelle diverse tradizioni senza essere obbligato ad accettarne i dogmi, può coltivare profondità senza dogma, spiritualità senza religione e meraviglia senza superstizione, cercando significato senza rinunciare alla libertà di pensare.



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