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33. Magia: "Il rituale non sostituisce la causalità".

Immagine del redattore: Francesco Riggio
Francesco Riggio
2 giorni fa
Tempo di lettura: 6 min

33. Magia

Il rituale non sostituisce la causalità.

 

«La magia è credere in sé stessi; se riesci a farlo, puoi far accadere qualsiasi cosa.» Goethe.

 

«Un rituale può cambiare il modo in cui affronti la realtà; non per questo cambia necessariamente la realtà attraverso forze invisibili.» Il Libro Ancestrale.

 

La magia accompagna l'essere umano quasi quanto la religione, incantesimi, amuleti, formule, divinazioni, talismani, gesti propiziatori e rituali compaiono in culture lontanissime tra loro e testimoniano un bisogno profondamente umano: influenzare ciò che appare incerto o incontrollabile.


Quando non conosciamo le cause di un fenomeno, quando temiamo il futuro o quando desideriamo intensamente un risultato, diventa naturale cercare un gesto capace di restituirci almeno la sensazione di poter intervenire, prima di giudicare la magia come semplice ingenuità del passato, quindi, è utile comprendere la funzione psicologica dalla quale può nascere.


Per gran parte della storia umana il confine tra magia, religione, medicina e conoscenza della natura non era netto come lo è nelle classificazioni moderne, un guaritore poteva utilizzare contemporaneamente una pianta dotata di effetti farmacologici e una formula rituale; un agricoltore poteva conoscere concretamente il terreno e nello stesso tempo compiere cerimonie per favorire il raccolto; l'osservazione astronomica poteva convivere con l'astrologia; esperienze empiriche efficaci e interpretazioni simboliche potevano quindi essere intrecciate nello stesso sistema.


Il compito della conoscenza moderna non è deridere indiscriminatamente quel passato, ma separare progressivamente ciò che produce effetti attraverso cause identificabili da ciò che è stato attribuito a meccanismi non dimostrati.


Il punto centrale è la causalità, se compio un rituale e successivamente accade ciò che desideravo, possiedo una successione di eventi: prima il rituale, poi il risultato, non possiedo però ancora la dimostrazione che il primo abbia causato il secondo.


Potrebbe esserci stata una coincidenza, il risultato avrebbe potuto verificarsi comunque, potrebbero essere intervenuti altri fattori, oppure il rituale potrebbe aver modificato il mio comportamento e quindi aver influenzato indirettamente l'esito; stabilire quale spiegazione sia corretta richiede qualcosa di più della semplice vicinanza temporale.


Immagina una persona che indossi sempre lo stesso amuleto prima di un'importante prova e ottenga spesso buoni risultati, potrebbe concludere che l'oggetto porti fortuna, ma potrebbe anche essere una persona preparata che utilizza l'amuleto come elemento rassicurante; sentirsi più tranquilla potrebbe aiutarla a concentrarsi e la maggiore concentrazione potrebbe migliorare la prestazione.


In questo caso il rituale avrebbe prodotto un effetto, ma non necessariamente attraverso il meccanismo magico immaginato, l'oggetto non avrebbe modificato direttamente gli eventi esterni: avrebbe contribuito a modificare lo stato psicologico e quindi il comportamento della persona.


Questa distinzione è essenziale perché un rituale può essere utile senza possedere poteri soprannaturali, atleti che seguono una sequenza abituale prima di una gara, persone che compiono piccoli gesti prima di parlare in pubblico, o individui che creano cerimonie personali per chiudere una fase della vita possono ottenere ordine, concentrazione, continuità o significato.


Il rituale struttura l'esperienza, segnala alla mente che qualcosa sta iniziando, terminando o assumendo particolare importanza, non dobbiamo negare questi effetti soltanto perché non richiedono una spiegazione magica.


Anche le aspettative possono influenzare ciò che percepiamo, se crediamo che un determinato gesto ci porterà fortuna, potremmo sentirci più sicuri, notare maggiormente gli eventi favorevoli e ricordare con particolare facilità le occasioni nelle quali il rituale è stato seguito da un successo.


Quando invece il risultato è negativo possiamo trovare una spiegazione che protegga la credenza: il rituale non è stato eseguito correttamente, mancava concentrazione, qualche influenza contraria lo ha neutralizzato, in questo modo una convinzione può diventare difficile da smentire perché ogni risultato viene reinterpretato in modo compatibile con essa.


La memoria selettiva rafforza ulteriormente il fenomeno: immagina di pensare intensamente a una persona e di ricevere poco dopo un suo messaggio, la coincidenza può apparire straordinaria e rimanere impressa nella memoria, molto meno memorabili saranno le numerose occasioni nelle quali hai pensato a qualcuno che non ti ha contattato, oppure hai ricevuto messaggi da persone alle quali non stavi pensando.


Se registrassimo sistematicamente entrambe le categorie di eventi, alcune coincidenze apparentemente misteriose potrebbero assumere proporzioni differenti, questo non significa che ogni fenomeno insolito debba essere dichiarato impossibile, sarebbe contrario allo stesso pensiero critico.


Se qualcuno sostiene di poter produrre un effetto attraverso un meccanismo oggi sconosciuto, la domanda razionale non è «è impossibile perché sembra magico», ma «come possiamo verificarlo?».


Se l'effetto fosse reale e interagisse regolarmente con il mondo, dovrebbe essere possibile almeno in linea di principio osservarne le conseguenze, controllare alcune variabili e verificare se si manifesta con una frequenza superiore a quella attesa per caso.


Se le prove diventassero solide e replicabili, avremmo scoperto un fenomeno naturale che richiede spiegazione, la Natura non è obbligata a limitarsi a ciò che già conosciamo, è proprio qui che la distinzione tra magia e scienza diventa interessante.


Molti fenomeni che per un essere umano del passato sarebbero sembrati magici oggi appartengono alla tecnologia ordinaria, parlare con una persona dall'altra parte del pianeta, osservare organi interni senza aprire il corpo, volare attraverso l'atmosfera o ricevere immagini da un oggetto che orbita intorno alla Terra avrebbero potuto apparire soprannaturali.


Non sono diventati possibili perché abbiamo imparato formule magiche, ma perché abbiamo compreso meglio alcune regolarità della Natura e abbiamo imparato a utilizzarle nel modo corretto.


Ciò che ancora non comprendiamo, quindi, non deve essere automaticamente classificato come soprannaturale; «non conosco la causa» e «la causa è magica» sono affermazioni molto diverse.


La prima riconosce un limite della conoscenza; la seconda pretende di averlo già superato attraverso una spiegazione, è spesso più saggio mantenere aperto uno spazio di ignoranza che riempirlo troppo rapidamente con una certezza.


Possiamo inoltre utilizzare la parola magia in senso simbolico senza creare alcuna confusione, purché sappiamo di farlo, possiamo parlare della magia di un incontro, della magia della musica, di un paesaggio o dell'amore per indicare un'esperienza capace di meravigliarci.


Possiamo creare rituali personali per ricordare un principio, celebrare un cambiamento o rafforzare un'intenzione, in questo senso la magia diventa un linguaggio poetico attraverso il quale attribuiamo significato all'esperienza, non una teoria fisica sul funzionamento dell'universo.


Una possibile magia razionale consiste allora nell'utilizzare consapevolmente simboli e rituali per modificare noi stessi, puoi accendere una candela prima di meditare non perché la fiamma emetta necessariamente un'energia capace di modificare il destino, ma perché quel gesto segnala alla tua mente che stai entrando in uno spazio di raccoglimento.


Puoi scrivere su un foglio ciò che desideri lasciare andare e distruggerlo come gesto simbolico, sapendo che il foglio non cancella materialmente il passato ma può rappresentare una decisione.


Puoi portare con te un oggetto che ricorda una persona o un valore senza credere che l'oggetto possieda in sé un potere invisibile.


Il rischio nasce quando il simbolo sostituisce l'azione, se desideri cambiare lavoro, nessun rituale sostituisce la ricerca, la formazione e le candidature; se vuoi migliorare una relazione, nessun amuleto sostituisce il dialogo e il comportamento; se hai un problema di salute, nessuna pratica magica dovrebbe sostituire una valutazione appropriata e un trattamento efficace quando necessario.


Un rituale può aiutarti a orientare l'intenzione, ma tra intenzione e risultato continua a esistere il territorio delle cause, questo principio restituisce alla magia una dimensione forse meno spettacolare, ma più concreta.


L'essere umano possiede realmente la capacità di trasformare parti della propria realtà attraverso conoscenza, decisioni, cooperazione e azione, un pensiero può diventare progetto, un progetto può diventare comportamento e un comportamento può produrre conseguenze.


Non serve immaginare che il pensiero abbia materializzato direttamente il risultato: esiste una catena causale attraverso la quale un contenuto mentale può diventare azione nel mondo.


Conserva quindi, se lo desideri, il fascino del rituale, del simbolo e del mistero, non tutto deve essere privato della poesia per essere osservato razionalmente, ma quando desideri sapere se qualcosa produce realmente un effetto esterno, torna sempre alla domanda fondamentale: attraverso quale causa dovrebbe accadere e quali prove mostrano che accade davvero?


Il rituale può preparare la mente, ricordare un'intenzione e dare forma a un momento; poi, però, devono cominciare le tue azioni, perché la magia più concreta non consiste nel pretendere che il desiderio sostituisca la causalità, ma nel trasformare ciò che immagini in comportamenti capaci di produrre conseguenze nella realtà.



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