34. Atto Magico: "Trasforma ciò che desideri in una sequenza di cause capaci di renderlo possibile".

34. Atto Magico
Trasforma ciò che desideri in una sequenza di cause capaci di renderlo possibile.
«La magia più concreta consiste nel trasformare un'intenzione in una causa capace di produrre conseguenze nella realtà.» Il Libro Ancestrale.
«Non chiedere alla realtà di realizzare ciò che desideri: comprendi ciò che vuoi, crea le condizioni necessarie e agisci perché possa accadere.» Il Libro Ancestrale.
Per millenni l'essere umano ha immaginato la magia come la possibilità di modificare la realtà attraverso formule, rituali, invocazioni o forze soprannaturali.
La Naturosophia utilizza invece l'espressione “atto magico” in senso simbolico e completamente naturalistico: compiere un atto magico significa trasformare consapevolmente una possibilità in un progetto, e un progetto in una serie di azioni capaci di aumentare la probabilità che ciò che desideriamo diventi reale.
Non esistono garanzie, perché nessuna volontà individuale controlla tutte le variabili della realtà; esistono però condizioni che possiamo costruire.
Sapere, volontà, fiducia, perseveranza, pazienza, silenzio, concentrazione, passione e gratitudine diventano così gli ingredienti di una magia che non pretende di violare la causalità, ma cerca di utilizzarla.
Il primo ingrediente è il sapere.
Prima di inseguire qualcosa dobbiamo comprendere che cosa vogliamo realmente, perché lo vogliamo e attraverso quali passaggi potrebbe essere raggiunto.
Desiderare genericamente «successo», «ricchezza», «amore» o «una vita migliore» significa possedere una direzione troppo vaga per costruire un percorso.
Un obiettivo deve diventare progressivamente comprensibile: che cosa voglio ottenere?
È realmente importante per me, oppure sto inseguendo un desiderio ricevuto dagli altri?
Quali condizioni richiede?
Quali competenze mi mancano?
Quali risorse possiedo?
Quali ostacoli sono prevedibili?
Quali passaggi separano la situazione presente da quella desiderata?
Il sapere serve anche a riconoscere gli obiettivi incompatibili con la realtà, infatti, non tutto ciò che possiamo immaginare può essere realizzato, e conoscere bene un obiettivo significa anche valutarne la fattibilità prima di investirvi anni della propria vita.
Il secondo ingrediente è la volontà.
Volontà intesa non come desiderio intenso, ma come capacità di trasformare ciò che sappiamo in comportamento, infatti, possiamo conoscere perfettamente la strada e rimanere immobili, volere significa allora produrre azioni concrete nella direzione scelta: studiare, telefonare, costruire, risparmiare, allenarsi, chiedere, correggere, provare.
È qui che l'atto magico entra realmente nel mondo, perché un pensiero rimasto nella mente modifica soprattutto chi lo pensa, mentre un'azione diventa una nuova causa inserita nella realtà.
Ogni passo non garantisce il risultato, ma può modificarne la probabilità.
Il terzo ingrediente è la fiducia.
Non è necessario affidarla a una divinità, al destino o a qualche forza invisibile, possiamo avere fiducia nelle nostre capacità di apprendere, adattarci e migliorare e, nello stesso tempo, riconoscere le molte possibilità che una realtà complessa può offrirci.
Fiducia non significa convincersi che «andrà sicuramente bene», ma considerare il risultato abbastanza possibile da giustificare il tentativo.
Una fiducia razionale non nega difficoltà e fallimenti: ci impedisce semplicemente di dichiararci sconfitti prima ancora di avere agito.
Il quarto ingrediente è la perseveranza.
Fra noi e un obiettivo possono comparire errori, rifiuti, ritardi, imprevisti e periodi nei quali apparentemente non accade nulla, perseverare significa continuare quando esistono ancora buone ragioni per farlo; avere pazienza significa concedere al processo il tempo necessario.
Le due qualità devono però essere guidate dal sapere: perseverare non significa ripetere indefinitamente una strategia che la realtà continua a dimostrare inefficace; possiamo mantenere l'obiettivo modificando il percorso e, quando nuove informazioni mostrano che il risultato non è più realistico o non vale più il prezzo richiesto, possiamo anche abbandonarlo; rinunciare intelligentemente non annulla l'atto magico: significa continuare a lasciarsi correggere dalla realtà.
Il quinto ingrediente è il silenzio.
Non ogni progetto deve essere annunciato, parlare continuamente di ciò che faremo può disperdere attenzione, esporci prematuramente al giudizio altrui e sostituire talvolta la soddisfazione del racconto a quella dell'esecuzione.
Il silenzio naturosophico non è però una regola superstiziosa secondo la quale rivelare un progetto ne distruggerebbe misteriosamente il potere, significa piuttosto essere selettivi: condividere ciò che stiamo costruendo soprattutto con chi può offrirci competenze, collaborazione, sostegno o informazioni realmente utili, non nascondere per magia, ma proteggere per strategia.
Il sesto ingrediente è la concentrazione.
La concentrazione permette infine a tutti gli altri elementi di convergere: tempo, energia e attenzione sono risorse limitate; se vengono distribuite contemporaneamente fra troppi obiettivi, ciascuno può riceverne troppo poco.
Evitare il multitasking quando richiede attenzione profonda, limitare i cantieri aperti e stabilire poche priorità permette di accumulare lavoro nella stessa direzione.
La luce diffusa illumina una superficie, concentrata in un punto può produrre effetti molto differenti.
Anche l'azione umana acquista forza quando smette di disperdersi, ma raggiungere un obiettivo non dovrebbe significare trascorrere mesi o anni odiando il percorso che conduce ad esso.
Passione, amore per ciò che facciamo e gratitudine per ciò che già possediamo possono rendere il cammino parte stessa del risultato.
La gratitudine, in questo contesto, non è una tecnica per convincere l'Universo a ricompensarci: è la capacità di riconoscere il valore presente mentre costruiamo qualcosa di futuro.
Possiamo impegnarci seriamente e contemporaneamente divertirci, imparare, apprezzare i progressi e vivere ciò che accade durante il viaggio.
Se tutta la felicità viene rimandata al giorno nel quale raggiungeremo la meta, rischiamo di sacrificare una parte considerevole della vita per un momento che potrebbe essere molto più breve del percorso necessario per raggiungerlo.
L'atto magico naturosophico non possiede quindi nulla di soprannaturale, non promette che chiunque possa ottenere qualsiasi cosa semplicemente desiderandola abbastanza e non trasforma ogni fallimento in una colpa personale.
Fortuna, circostanze, condizioni di partenza, comportamento degli altri e avvenimenti imprevedibili partecipano ai risultati, possiamo però intervenire sulla parte della causalità che dipende da noi: comprendere, scegliere, prepararci, agire, concentrarci, imparare dagli errori, perseverare, aspettare e correggere la direzione.
Non abbiamo bisogno di comandare magicamente alla realtà affinché realizzi i nostri desideri, possediamo qualcosa di meno spettacolare, ma molto più concreto: la capacità di diventare una delle cause del cambiamento che desideriamo.
L'atto magico comincia quando smetti di aspettare che qualcosa accada e inizi, per quanto dipende da te, a costruire le condizioni perché possa accadere.

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