38. Benessere e Malessere: "Il vero benessere si riconosce dalle condizioni che permettono alla vita di stare meglio".
Aggiornamento: 1 giorno fa

38. Benessere e Malessere
Il vero benessere si riconosce dalle condizioni
che permettono alla vita di stare meglio.
«Il benessere non è un'idea da proclamare, ma una condizione da costruire e verificare nella realtà.» Il Libro Ancestrale.
«Non tutto ciò che fa stare bene produce benessere e non tutto ciò che fa stare male produce malessere.» Il Libro Ancestrale.
Benessere e malessere sono due parole apparentemente semplici, ma comprendere realmente ciò che significano è fondamentale per una filosofia che pone il Bene-Essere al centro della propria ricerca.
Stare bene non significa semplicemente provare piacere, così come stare male non significa necessariamente essere malati.
Il benessere riguarda una condizione complessiva nella quale differenti dimensioni della vita trovano un equilibrio sufficientemente favorevole: salute fisica e mentale, sicurezza, relazioni, autonomia, condizioni economiche dignitose, riposo, movimento, alimentazione adeguata, ambiente, libertà, possibilità di realizzarsi, piacere, significato e tempo da dedicare a ciò che consideriamo importante, (nessuna di queste dimensioni, isolatamente, può descrivere l'intera qualità di una vita).
Dobbiamo innanzitutto distinguere benessere e salute.
La salute costituisce una componente fondamentale del benessere, ma i due concetti non coincidono completamente, una persona può convivere con una malattia cronica e conservare relazioni soddisfacenti, autonomia, interessi, serenità e una buona qualità della vita; un'altra può non avere una diagnosi importante e vivere tuttavia in condizioni di solitudine, stress continuo, dipendenza, precarietà economica o profonda insoddisfazione.
Allo stesso modo, malessere e malattia non sono sinonimi: possiamo attraversare un periodo di malessere senza essere malati e possiamo essere affetti da una patologia senza percepire continuamente uno stato di malessere, confondere queste dimensioni significa ridurre la complessità dell'esistenza a un unico indicatore.
Esistono inoltre forme di falso benessere, qualcosa può farci stare bene nell'immediato e contemporaneamente peggiorare la nostra condizione nel tempo.
Un comportamento compulsivo può offrire sollievo, evitare continuamente ciò che ci spaventa può tranquillizzarci temporaneamente e una sostanza può modificare piacevolmente il nostro stato mentale; nessuno di questi effetti dimostra, da solo, che ciò che stiamo facendo favorisca realmente il nostro benessere.
Al contrario, alcune esperienze temporaneamente spiacevoli possono contribuire a costruirlo: allenarsi comporta fatica, studiare richiede impegno, modificare un'abitudine può generare disagio, affrontare un problema può essere più difficile che evitarlo, per questo il Bene-Essere non coincide con il semplice «stare bene adesso»: occorre osservare le conseguenze lungo una traiettoria sufficientemente ampia.
La stessa cautela è necessaria davanti al mercato del benessere: pseudoscienza e pseudo-olismo possono utilizzare parole come naturale, energetico, vibrazionale, detox, riequilibrante o quantistico attribuendo loro significati che non corrispondono necessariamente a fenomeni dimostrati.
Una pratica non produce vero benessere perché viene presentata come olistica, naturale o spirituale, può produrre rilassamento, aspettative positive, attenzione personale o un'esperienza piacevole e questi effetti possono avere un valore; ma il beneficio percepito non dimostra automaticamente la spiegazione utilizzata per giustificarlo.
Il vero benessere deve poter incontrare la realtà: quando una pratica promette di migliorare la vita ma produce sistematicamente paura, dipendenza, danno, rinuncia a cure necessarie o spreco di risorse, le conseguenze devono contare più della promessa.
Il malessere deve essere osservato con la stessa lucidità, può derivare da una malattia, ma anche da mancanza di sonno, sedentarietà, alimentazione inadeguata, isolamento, relazioni distruttive, stress cronico, difficoltà economiche, ambienti sfavorevoli, dipendenze, perdita di autonomia, assenza di significato o conflitto permanente fra ciò che facciamo e ciò che consideriamo importante.
Non tutto il malessere, tuttavia, deve essere eliminato immediatamente, esiste una differenza fra sofferenza inutile e difficoltà necessaria: la fatica di costruire qualcosa, attraversare un lutto, affrontare una paura, accettare una verità spiacevole o rinunciare a un piacere immediato può rappresentare temporaneamente un costo e contemporaneamente proteggere il benessere futuro.
Per questo il benessere autentico deve essere osservato a 360 gradi: non come ricerca ossessiva della perfezione, ma come attenzione all'intera persona e al sistema nel quale vive.
Corpo e mente, alimentazione e movimento, sonno e recupero, relazioni e solitudine, lavoro e riposo, sicurezza economica e tempo libero, ambiente e abitudini, piacere e disciplina, autonomia e appartenenza partecipano, in misura diversa, alla qualità della vita.
Trascurare sistematicamente una dimensione fondamentale per massimizzarne un'altra può creare squilibri: guadagnare molto sacrificando completamente salute e tempo non rappresenta necessariamente benessere; curare ossessivamente il corpo rinunciando a vivere non lo rappresenta; dedicarsi agli altri fino a distruggere se stessi non costituisce automaticamente una virtù.
Anche noi apparteniamo agli esseri il cui benessere possiede valore, ed è in questa prospettiva che la Naturosophia si propone come una via olistica a orientamento scientifico verso il Bene-Essere.
Olistica perché considera la persona nella complessità delle dimensioni che partecipano alla sua vita; scientificamente orientata perché non considera vera un'affermazione soltanto perché tradizionale, naturale, spirituale o affascinante, ma cerca di confrontarla, quando possibile, con ragione, evidenze e conseguenze osservabili.
I 365 insegnamenti del Libro Ancestrale possono essere intesi proprio come altrettanti punti di osservazione della vita: non 365 formule miracolose, ma strumenti attraverso i quali comprendere meglio ciò che può aumentare o diminuire concretamente la qualità della nostra esistenza.
Non esiste infatti una condizione permanente nella quale ogni dimensione della vita sia perfetta, il benessere è dinamico: richiede adattamento, misura e continue correzioni, ciò che favorisce una persona in una determinata fase può essere insufficiente o inappropriato in un'altra.
Anche le migliori intenzioni devono quindi essere confrontate con i risultati, perché una filosofia del Bene-Essere deve essere disposta a correggersi quando le conseguenze contraddicono ciò che si aspettava.
La domanda naturosophica diventa allora molto concreta: ciò che sto facendo migliora realmente la mia vita, quella degli altri e l'ambiente del quale faccio parte, oppure mi offre soltanto l'impressione momentanea di stare bene?
Il vero benessere non consiste nel sentirsi sempre bene, ma nel costruire, per quanto possibile, le condizioni nelle quali possiamo vivere bene.

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