40. Essenzialità: "Distingui ciò che migliora la vita da ciò che la riempie soltanto".

40. Essenzialità
Distingui ciò che migliora la vita da ciò che la riempie soltanto.
«La ricchezza consiste molto più nel godimento che nel possesso.» Aristotele.
«Non tutto ciò che aggiungi alla tua vita la rende più ricca: alcune cose occupano soltanto lo spazio nel quale avrebbe potuto esistere qualcosa di migliore.» Il Libro Ancestrale.
Una vita può essere piena e, nello stesso tempo, povera di ciò che conta, possiamo infatti possedere molti oggetti, conoscere molte persone, partecipare a numerose attività, accumulare impegni, informazioni, esperienze e progetti, fino ad avere ogni giornata completamente occupata e continuare a percepire che manchi qualcosa di essenziale.
Il problema non è necessariamente avere troppo, così come la soluzione non consiste nel possedere poco per principio, l'essenzialità è qualcosa di più profondo del minimalismo materiale: è la capacità di distinguere ciò che contribuisce realmente alla qualità della nostra esistenza da ciò che la occupa senza migliorarla.
La società contemporanea rende questa distinzione particolarmente difficile perché siamo continuamente esposti a possibilità, possiamo acquistare quasi in ogni momento, comunicare con centinaia di persone, ricevere informazioni senza interruzione, seguire corsi, iniziare progetti, guardare contenuti, viaggiare, lavorare, intrattenerci e riempire ogni spazio vuoto.
Molte di queste possibilità sono autentici progressi e sarebbe ingenuo demonizzarle, il problema nasce quando la possibilità di fare qualcosa viene confusa con la necessità di farla, ovvero, il fatto che qualcosa sia disponibile non significa che meriti una parte della nostra vita.
Ogni aggiunta possiede infatti un costo che non coincide soltanto con il denaro, un oggetto deve essere acquistato, conservato, utilizzato, mantenuto o eliminato; un abbonamento deve essere pagato; un progetto richiede attenzione; una relazione richiede presenza; un'informazione occupa spazio mentale; un impegno sottrae tempo ad altre possibilità.
Anche ciò che apparentemente possediamo finisce, in qualche misura, per possedere una parte della nostra attenzione, per questo accumulare non significa semplicemente avere di più: significa anche dover gestire di più (dunque più cose possiedi, più ti possiedono).
L'essenzialità comincia quando smettiamo di domandarci soltanto «posso aggiungere questa cosa?» e iniziamo a chiederci «che cosa aggiunge realmente questa cosa alla mia vita?».
La differenza sembra minima, ma cambia completamente la prospettiva; il primo interrogativo riguarda la disponibilità; il secondo riguarda il valore.
Questo vale innanzitutto per gli oggetti, possedere può essere utile, piacevole e perfino liberatorio quando ciò che acquistiamo risolve problemi, aumenta autonomia, produce bellezza o rende più semplice la quotidianità, (non esiste alcuna virtù intrinseca nel vivere con cento oggetti invece che con mille).
Una casa quasi vuota non rende automaticamente una persona più saggia di una casa piena, il criterio non è la quantità assoluta, ma il rapporto tra ciò che possediamo e il beneficio che ne ricaviamo.
Se utilizzi e ami ciò che possiedi, quell'abbondanza può avere senso; se accumuli continuamente cose dimenticate, inutilizzate o acquistate per compensare insoddisfazioni che ritornano poco dopo, probabilmente non stai aumentando la qualità della vita, ma soltanto il suo inventario.
Lo stesso principio vale per il tempo, una giornata completamente occupata può dare una sensazione di produttività mentre ci allontana da ciò che consideriamo importante.
Rispondere a decine di messaggi, partecipare a riunioni, svolgere piccole incombenze e passare continuamente da un compito all'altro può lasciarci esausti senza aver compiuto nulla di veramente significativo.
Essere impegnati ed essere efficaci non sono sinonimi, a volte il problema non è organizzare meglio tutto ciò che facciamo, ma riconoscere che alcune cose non meritano più di essere fatte.
L'essenzialità richiede quindi anche la capacità di rinunciare, perché ogni sì contiene implicitamente molti no.
Se dedichi due ore a qualcosa, quelle stesse due ore non possono essere utilizzate altrove.
Se investi energie in dieci progetti contemporaneamente, ciascuno riceverà soltanto una parte delle risorse che avrebbe ricevuto se ne avessi scelti tre.
Se mantieni relazioni che assorbono continuamente tempo senza reciprocità, diminuisce lo spazio disponibile per quelle che potrebbero realmente nutrirti.
Il costo di una scelta non è soltanto ciò che paghi per ottenerla, ma anche ciò a cui rinunci scegliendola.
Questo principio diventa ancora più evidente nell'informazione, per gran parte della storia umana il problema era ottenere informazioni; oggi, almeno in molte società, il problema è selezionarle.
Possiamo trascorrere ore leggendo notizie, commenti, notifiche, opinioni e curiosità che non modificheranno alcuna decisione importante della nostra vita, sapere qualcosa non è sempre meglio che non saperla.
L'informazione possiede valore quando aumenta comprensione, capacità di decisione, competenza o consapevolezza; oltre una certa soglia può diventare semplicemente rumore.
Anche nelle relazioni la quantità può essere ingannevole, conoscere molte persone non significa necessariamente sentirsi meno soli, una rete sociale enorme può convivere con l'assenza di poche relazioni nelle quali possiamo essere autentici, ascoltati e presenti.
L'essenzialità non invita a ridurre arbitrariamente il numero delle persone intorno a noi, ma a riconoscere che il valore di una relazione non si misura dalla frequenza delle notifiche.
Alcuni rapporti meritano tempo proprio perché attraversano il tempo; altri continuano soltanto per abitudine, paura della solitudine o incapacità di chiudere ciò che ha terminato la propria funzione.
Perfino gli obiettivi possono diventare eccessivi, volere contemporaneamente una carriera eccezionale, molto denaro, perfetta forma fisica, numerose relazioni sociali, continui viaggi, molte passioni, una famiglia sempre presente, aggiornamento costante e abbondante tempo libero può significare desiderare individualmente cose ragionevoli ma collettivamente incompatibili.
La vita possiede limiti reali, l'essenzialità consiste anche nell'accettarli e decidere quali valori meritino priorità, invece di vivere nella frustrazione di non riuscire a realizzare contemporaneamente tutte le possibilità immaginabili.
Non significa rinunciare all'ambizione, bensì “concentrarla”.
Una persona essenziale può avere obiettivi enormi; semplicemente comprende che proprio gli obiettivi importanti richiedono spazio, ed esempio, un progetto significativo ha bisogno di ore che non siano continuamente divorate da progetti secondari, una relazione profonda richiede presenza che non può essere distribuita infinitamente, un corpo ha bisogno di recupero, una mente ha bisogno anche di momenti nei quali non venga continuamente alimentata da nuovi stimoli.
Esiste infatti una forma di abbondanza che impoverisce: quella che elimina ogni vuoto.
Se ogni momento di attesa viene riempito dallo smartphone, ogni silenzio dalla musica, ogni sera da un'attività e ogni pausa da un contenuto, possiamo perdere progressivamente la capacità di restare senza stimolazione.
Ma il vuoto non è necessariamente assenza di vita, in realtà può essere lo spazio nel quale pensiamo, recuperiamo, osserviamo, immaginiamo e comprendiamo ciò che desideriamo realmente.
Il fine non è vivere con il minimo possibile, ma con ciò che serve sufficientemente alla vita che abbiamo scelto; per qualcuno questo significherà una casa semplice; per qualcun altro una biblioteca enorme, strumenti musicali, attrezzature professionali o oggetti legati alle proprie passioni.
L'essenziale non è necessariamente poco: è ciò che possiede una ragione per esserci.
Lo stesso criterio può essere applicato alle convinzioni; nel corso della vita accumuliamo non soltanto oggetti, ma idee: giudizi ricevuti dalla famiglia, regole culturali, paure, aspettative, interpretazioni e identità, alcune continuano ad aiutarci; altre sopravvivono semplicemente perché non abbiamo mai pensato di metterle in discussione.
Anche la mente può essere alleggerita, non cancellando arbitrariamente il passato, ma chiedendosi quali convinzioni descrivano ancora adeguatamente la realtà e quali siano diventate soltanto un peso ereditato.
Per capire ciò che è essenziale può essere utile immaginare la perdita: se questa attività scomparisse domani, che cosa cambierebbe realmente?
Se non potessi più acquistare quell'oggetto, la tua vita sarebbe significativamente peggiore?
Se interrompessi quell'abitudine, che cosa perderesti?
Se avessi soltanto poche ore libere alla settimana, a chi e a che cosa vorresti dedicarle?
Non sempre le risposte saranno immediate, ma costringono a distinguere ciò che desideriamo davvero da ciò che continuiamo semplicemente a trascinare.
L'essenzialità è quindi strettamente legata alla libertà, ogni elemento inutile che eliminiamo può restituirci qualcosa: denaro, spazio, attenzione, energia o tempo, ma il vero obiettivo non è liberarsi dalle cose, è liberare risorse per ciò che consideriamo importante.
Rinunciare senza sapere per che cosa stiamo creando spazio produce soltanto vuoto, rinunciare consapevolmente permette invece di concentrare la vita.
Non chiederti allora soltanto quante cose puoi ottenere, quante esperienze puoi accumulare o quanti impegni puoi inserire nelle tue giornate, domandati quali di essi meritino davvero una parte del tempo limitato che possiedi, perché una vita ricca non è necessariamente quella nella quale riesci a mettere più cose, ma quella nella quale rimane abbastanza spazio per riconoscere, scegliere e vivere pienamente quelle che contano.

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